emilieto

Home
il centro mi va stretto . . .  figurati la destra

 

  

Lo sai ?

Lavoratori e...

Download

 

blog ieto

 

giornalieto

 

 

 

tiscali tv

 

radio popolare

 

 

 

Giuseppe  Pellizza  da  Volpedo  (1868-1907 Volpedo, Alessandria, Italia),   autore  dell’opera  Il Quarto Stato

(olio su tela di 293 x 545 cm),conservato a  Milano nella Galleria Civica d'Arte Moderna.

 

 

 

Nel Quarto Stato, dipinto tra il 1898 e il 1901(il bozzetto iniziale fu chiamato Il camino dei lavoratori, poi rinominato Quarto Stato), Pellizza non intendeva rappresentare una scena della vita sociale del proprio tempo, ovvero un momento di sciopero e/o di protesta; ma nell’opera dipinse delle figure che avanzano verso la piena luce, mentre sullo sfondo campeggia un tramonto: è chiara la metafora sociale del popolo che avanza verso un futuro radioso, lasciandosi alle spalle l’età dell’oppressione.

Il Quarto Stato si colloca in uno scenario storico dell’ultimo decennio del XIX secolo che risente fortemente delle condizioni sociali e politiche italiane del periodo.

Negli anni 1870, soprattutto al nord, vennero a scontrarsi le esigenze di due schieramenti apparentemente solidali per il raggiungimento del progresso e del miglioramento economico, ma decisamente contrapposti nei fini e nei metodi. Lo scontro borghesia/proletariato raggiunse il suo culmine negli anni 1880, la borghesia diffidava di qualsiasi cambiamento sociale che turbava l’incerto equilibrio del neonato stato italiano, mentre il popolo aspirava al miglioramento economico.

Negli anni 1890 si moltiplicano i momenti di dibattito e scontro sociale, soprattutto a causa del propagarsi del pensiero socialista. Nel 1872 nacque, in Italia, l’Internazionale anarchica e negli anni ’80 il Partito socialista rivoluzionario di Romagna, nel 1882 ci fu la fondazione del Partito operaio italiano e nel 1892 a Genova nasceva il Partito dei lavoratori che diventò Partito socialista italiano; nel 1891 nacque  la “Critica sociale” di Turati e nel 1896  “l’Avanti” di Bissolati, mentre nel 1895 Antonio Labriola pubblicò il primo studio marxista “In memoria del manifesto dei comunisti”; sempre nel 1895 i socialisti entrarono alla Camera con l’elezione di dodici deputati. Si avviò un periodo dove la borghesia  si proiettò verso il capitalismo e uno sfortunato imperialismo, e un proletariato che si sentiva sempre più solidale e “popolo” il quale prendeva coscienza e rivendicava i propri diritti. Il governo promuoveva una rigida azione centralizzatrice dello stato e nel contempo la politica d’oltralpe e una crisi interna delle istituzioni contribuì al dilagare delle incertezze e favorì tensioni sociali sempre maggiori. Ne sono testimonianza le lotte del 1871 nel Mantovano, nel Pavese, nel Cremonese; i tumulti di Ravenna del 1883 che vedono repubblicani e socialisti uniti contro lo sfruttamento del bracciantato agricolo; i moti del 1884 nel Polesine, nel Padovano e di nuovo nel Mantovano; e poi ancora i conflitti contadini di Faenza, Ferrara, Parma del 1889, i Fasci siciliani del 1893, i disordini in Lunigiana nel 1894 e infine le cannonate di Bava Beccaris a Milano nel 1898, con la conseguente promulgazione delle leggi Pelloux e l’adozione di sistemi di sicurezza che finiscono per isolare sempre di più le due classi contrapposte.

Il Quarto Stato nasceva in quel contesto sociale dove i riferimenti ideologici rientravano nel filone socialista di Turati, un socialismo positivista e riformista diffuso nell’Italia settentrionale da cui deriva l’idea dell’avanzata dei lavoratori, forti solo del loro diritto. A ciò si mescolava  anche la convinzione comune che il socialismo riformista poteva e doveva educare ed elevare culturalmente le masse.